L'equilibrata politica
Casini, per quanto politico – secondo me – è un politico equilibrato. Uno che della coerenza ne ha fatto il cavallo di battaglia. Pensa ed è convinto che con il PD non può andare lontano affetto, ormai, da schizofrenici comportamenti. Non può nemmeno andare a braccetto con Berlusconi, perché dice che, anche se non crede che si possa perdere la democrazia, hanno una visione diversa della politica.
Dopo la definizione di “pletorismo”, di Berlusconi, rivolta al Parlamento ed il PD che gridava ancora una volta allo scandalo, Casini e Di Pietro si sono visti recapitare un invito dal PD affinchè si unissero in una risposta univoca e compatta contro il premier. Invito che i due hanno rispedito al mittente con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno.
La risposta che ha dato Casini è semplice e, seguendo i princìpi della coerenza che lo distingue, risponde che il PD non ha titoli per chiedere manforte all’UDC; prima devono chiarire perché voteranno Sì al Referendum; sacrosante parole.
E’ questa incoerenza che pagherà sempre il PD. Quante volte la Sinistra ha invocato la riforma del Parlamento? L’ex pidiessino, D’Alema, replica che loro hanno già una proposta (presentata) per la riforma del Parlamento, la diminuzione dei deputati e senatori e lo snellimento delle procedure legislative. Scusate ma allora di cosa stiamo parlando? Perché tutto questo clamore? Forse ho capito, non sarà stata la fatidica parola “Pletorico” che ha fatto scatenare l’ira del PD? Tranquillizziamoli, perché il termine pletorico, coniato dal Presidente del Consiglio – sta ad indicare – nel lessico italiano, “abbondanza” ed il contrario di “insufficienza”. Pertanto non scandalizziamoci dei termini usati, quando non si capiscono basta prendere un vocabolario.
Il Referendum, per il quale il 21 giugno si andrà a votare, è una cosa seria. Tanto seria che può veramente cambiare la vita politica ed istituzionale di questo Paese. Ciononostante, nessuno ne parla o ne parla poco. L’interesse maggiore, di questi tempi, sembrano essere le Europee e le Amministrative che possono dare ai partiti nuovo vigore dal consenso popolare. Il Referendum è’ stato invocato dal PD e dall’IDV che lo hanno firmato. Di Pietro, appena ha capito che si stava strozzando con le sue stesse mani, si è tirato indietro.
Siamo sempre alle solite in Italia, il Referendum: si crede votando Sì di dire No e viceversa. Sempre la solita confusione che conviene alla schiera di politici che fanno leva sulla disinformazione. Questa volta, apporre la croce sul Sì starebbe ad indicare che si abroga l’articolo della Legge che dà il premio di maggioranza alla coalizione; se dovesse passare il Referendum, il premio di maggioranza andrebbe alla lista singola. L’esito positivo, innalzerebbe anche la soglia di sbarramento. Il PD aspira, così, ad incorporare altri piccoli partiti che altrimenti perderebbero la propria identità. Certo non si escluderebbero altri partiti ma quella lista potrebbe, correndo da sola, dettare Leggi in tutta autonomia ed incontrastati. Un terzo quesito mira ad abolire le candidature pluricircoscrizionali. A Berlusconi potrebbe fare comodo il Sì, non si capisce perché dovrebbe fare comodo anche al PD, che tanto blaterano sulla ormai perduta democrazia.
E’ vero, la Lega sarà una palla al piede per il PDL (e ben gli sta) ma almeno garantisce un contrasto, all’interno della maggioranza, che equilibra il dialogo politico.
Ci hanno distrutto la sinistra, in Italia.
Ci si autoacclama di sinistra ma, siamo ben lontani dall’esserlo.









