La Sicilia delle baracche

14 gennaio 1968, ragazzini giocavamo a pallone nella Piazzetta Rinaldi quando a un tratto la terra, sotto i nostri piedi, cominciò a tremare. Qualcuno gridò: “il terremoto!” Scappammo impauriti. Alle 13, 29 del 14 gennaio 1968 la terra di Sicilia venne colpita al cuore già martoriato dalla disoccupazione e dalla emigrazione, dove si viveva di stenti ma con dignità. I paesi colpiti dal grande dramma furono Montevago, Gibellina, Salaparuta rasi completamente al suolo poi Poggioreale, Santa Ninfa, Salemi, Roccamena, Santa Margherita Belice maggiormente danneggiati e ancora altre decine di comuni con danni lievi. Un terremoto di vaste proporzioni che ha interessato le tre provincie di Trapani, Agrigento e Palermo. Si contarono 370 morti, i feriti non si poterono contare, gli sfollati furono intorno ai centomila. Se quella fatidica scossa fosse avvenuta di notte, immaginiamoci intere generazioni cancellate per sempre. La pioggia, nei giorni a seguire, rese ancora più difficili le operazioni di salvataggio. Tanto si è detto riguardo ai finanziamenti, centinaia di miliardi delle vecchie lire, che non sono bastati. Nel 2006, dopo 38 anni, nella valle del Belice finalmente scompaiono le baracche (che nel tempo erano state ricostruite).
Nel 1908, il 28 dicembre (sessant’anni prima del Belice), la Sicilia e la Calabria furono inesorabilmente tramortite da un fortissimo terremoto, che rase al suolo Reggio e Messina, ritenuto una delle maggiori catastrofi del XX secolo. La distruzione fù totale perchè le scosse furono seguite da uno tsunami. A Messina, al centro di Messina, vive ancora gente nelle baracche ed in occasione del centenario (2008) la RaiTG2, in un suo dossier di approfondimenti, dedica all’evento un servizio. Dopo cento anni e sei mesi ancora si vive nelle baracche.
E poi vennero anche il Friuli e il Molise che furono ricostruiti in tempi, si può dire, da record. Qui, evidentemente, qualcuno ha vigilato. In Sicilia non è stato così. Ad aprile scorso l’immane tragedia si abbattè anche sull’Abbruzzo. L’Aquila è stata distrutta ma la qualità e la tempestività dei soccorsi hanno alleviato molte sofferenze. Il Governo, qui, promette la ricostruzione in tempi brevi e tutti avranno un tetto entro fine anno. Bene, in un Paese civile questo è d’obbligo ma non in Sicilia (tutto un’altro mondo).
Non per fare retorica ma, il nostro Governo potrebbe anche ricordarsi delle baracche di Messina e fare una capatina, lì sui luoghi, per rendersi conto di come stanno realmente le cose. Dirigendo anche lì i lavori di fine ricostruzione. La nostra Regione, con tutti i miliardi – che in 60 anni di Repubblica – ha incamerato dallo Stato, non è riuscita a dare un riparo dignitoso a quella gente dimostrando di non sapere gestire i fondi pubblici. Adesso arrivano pure i FAS; chissà se qualcosa resterà per demolire questa vergogna tutta siciliana e quelle baracche per dare, finalmente, dignità alla Città di Messina e a quelle persone che da due generazioni (se non tre) si sono alternati in quelle baracche in condizioni igieniche che tutti riusciamo a immaginare.
Abruzzesi, non mollate! siate vigili.










5 agosto 2009 at 13:36
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7 agosto 2009 at 03:02
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