Da che parte pende la bilancia?
Ultimamente le dichiarazioni del Ministro Calderoli, relative al diverso costo della vita tra nord e sud e le prospettive del ritorno della gabbia salariale, hanno sollevato non poche polemiche sui media nazionali e irritato politici, sindacati e cittadini del sud. I media hanno parlato di “gabbie salariali”, il Ministro corregge dicendo che si riferiva ad un adeguamento territoriale dei salari agganciati al costo della vita ma sul sito ufficiale della Lega Nord scrive “I Dati di Bankitalia confermano la nostra richiesta di gabbie salariali – Sono veramente interessanti i dati diffusi da Bankitalia sulle differenze del costo della vita (-16,5% al Sud rispetto che al Nord) nelle diverse aree del Paese…” Il Ministro Calderoli, con le sue uscite continua a provocare il sud (qualcuno dice che così facendo cerca di avvicinarsi al confine del secessionismo). La Lega, ancora una volta, mette avanti a tutto il nord e le loro dichiarazioni non fanno altro che istigare alla divisione sociale e al razzismo. Le statistiche sappiamo tutti cosa sono e dove portano se male interpretate e compilate. Il costo della vita al sud è più basso che al nord e a parità di trattamento salariale il sud starebbe meglio del nord. Queste le affermazioni della Lega pertanto, bisogna equiparare i salari al costo della vita; pensiero, da un punto di vista economico, sbagliato. I dati statistici se letti singolarmente dicono poco o niente. Il Ministro della nostra Repubblica avrà letto solo il dato che gli interessava leggere separandolo dal contesto statistico. A questo punto partiamo da qualche dato ISTAT:
Per l’ISTAT il mezzogiorno ha il più alto tasso di povertà che, per il 2008, si attesta al 23,8%. Al sud le famiglie con 5 o più componenti rappresentato il 38,1% mentre al nord tale indice è del 12,8%. Il mezzogiorno ha il più alto tasso di povertà che, per il 2008, si attesta al 23,8% contro il 4,9 del nord. Nel 2008 le persone povere nel mezzogiorno erano 1.686.000 su 20.740.000 residenti mentre al nord risultavano 848.000 le persone povere su 26.919.000 residenti.
Riporto in sintesi una parte della pubblicazione della Banca d’Italia, “L’economia delle Regioni italiane nell’anno 2008”:
• la componente aziendale delle retribuzioni aggiuntiva rispetto ai minimi contrattuali nazionali, era nel Mezzogiorno di 5-6 punti percentuali inferiore rispetto al Nord per gli operai e di 8-9 punti per gli impiegati. La quota dei dipendenti che guadagna solo i minimi salariali nazionali era del 10 per cento circa nel Nord, del 30 al Centro e di oltre il 40 per cento nel Mezzogiorno.
• I prezzi del mercato immobiliare sono scesi nel nord dello 0,8% contro il 3,6% del sud. (“Questo sicuramente farebbe gola a Calderoli e alla Lega peccato che sia soltanto un dato riflesso dell’aumento della povertà al sud”. ndr)
• La flessione dell’occupazione nel Mezzogiorno si è attestata su un -0,7% mentre al nord c’è stato un lieve aumento dello 0,3%;
• Il lavoro nell’industria è diminuito dell’1,4% al nord e del 2% al sud;
• Il numero di occupati nelle imprese tra 20 e 49 addetti è diminuito dell’1,4 per cento al Centro Nord e del 3,7 per cento nel Mezzogiorno;
• Il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa si è attestato nel 2008 al 66 per cento circa nel Nord, mantenendosi inferiore di circa 4 punti percentuali al Centro e di oltre 20 punti nel Mezzogiorno;
• Per le donne, il tasso di occupazione è del 57 per cento circa nel Nord, mantenendosi inferiore di 5 punti al Centro e di ben 27 punti nel Sud e Isole (e questo dimostra il monoreddito familiare del sud. ndr)
La Banca d’Italia nello stesso rapporto, ancora scrive:
“I dati sulle condizioni economiche delle famiglie confermano l’esistenza di un ampio divario tra il Mezzogiorno e il Centro Nord, che non si è modificato in misura significativa nel corso degli ultimi anni. L’aumento della disoccupazione connesso alla crisi economica potrebbe aggravare il rischio di povertà delle famiglie italiane, in particolare nelle regioni meridionali.” Per non parlare dei tassi sui mutui più alti al sud.
Sono queste le statistiche che Calderoli dovrebbe leggere e studiarsi i dati attentamente affinché le Sue proposte siano dirette a ridurre il vero divario nord-sud.
• il sud consuma e utilizza merci prodotte al nord il cui prezzo, per via dei costi di trasporto, è maggiore;
• un cittadino del sud per fare una Risonanza Magnetica deve aspettare mesi costringendolo a rivolgersi alle strutture private, a pagamento. Fate una ricerca sul Sito del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali nella sezione “Trova l’Ospedale giusto”; nel box Regione scrivete “Sicilia” e nelle apparecchiature selezionate “Tomografo a Risonanza Magnetica”, il sistema vi suggerirà 24 strutture trovate, 1 centro ogni 209.917 abitanti; per la Lombardia, invece, ne proporrà 62, 1 centro ogni 156.451 abitanti;
• un cittadino del sud per una visita medica specialistica deve aspettare mesi e così si rivolge a studi privati a pagamento.
Al sud, proprio per la mancanza di lavoro, le famiglie sono per la maggior parte monoreddito cosa che, invece, non appartiene al nord e la statistica pubblicata dalla Banca d’Italia circa l’impiego delle donne è molto chiara, 57% a Nord, 30% al Sud.
Questo è il sud. Se in Sicilia cerchi uno specialista devi fare 200 Km. se lo cerchi al nord ne fai 20. Una famiglia del sud cresce i propri figli non fino a 18 anni ma oltre perché non trovano lavoro e le sedi dei concorsi sono sempre al nord e per affrontarli bisogna fare molta strada. Di quale statistiche stiamo parlando? Non vengano prese per strumentalizzare una questione che da tanti, da molti anni è stata oggetto di polemica. E’ vero c’è una disparità tra il nord e il sud a discapito di quest’ultimo e credo che ci sarà sempre fino a quando le industrie saranno al nord e fino a quando la benzina, le assicurazioni e i generi di prima necessità saranno più cari al sud che al nord. Per dire che la vita al sud sia meno cara del nord non credo che basti una statistica e questo il Ministro lo sa bene. E’ vero, la casa in affitto costa meno al sud ma qui a pagare l’affitto è un solo reddito. Se proprio la Lega vorrà contestare il prezzo degli affitti, se la prenda con i proprietari di case e i palazzinari del nord. Facciano approvare una legge che metta un tetto al costo dell’affitto, rimettano mano all’equo canone e soprattutto non strumentalizzino il sud per sollecitare malumori al nord su problemi inesistenti che mirano soltanto a racimolare voti a discapito della dignità della gente del sud. La Lega, commissioni una statistica che ci faccia conoscere il numero delle famiglie monoreddito del sud e quelle del nord. E poi, parlare di gabbia salariale… proprio adesso! Se, invece, il Ministtro Calderoli ha un concetto chiaro della cosa, lo esponga in maniera chiara così che tutti capiscano.










