Pellegrinaggio a New York
La voglia di superiorità, quella italiana, ormai si sa, è puro orgoglio, narcisismo a tutti i pori.
Quella dello sperpero di denaro pubblico è una malattia cronica alla quale l’italiano è ormai abituato, è una logica che ormai è entrata a far parte del nostro vivere quotidiano. Siamo la Nazione con il più alto debito pubblico, chissà perché!
Una volta all’anno, ci riscopriamo pure americanizzati; anche quelli che l’America non l’hanno mai vista. Una volta all’anno ci riscopriamo tutti votati a San Cristoforo Colombo che ha scoperto l’America. Ogni anno, delegazioni della pubblica amministrazione vanno in pellegrinaggio a New York a sventolare bandiere tricolori sulla quinta strada di Manhattan investiti di una particolare delega a rappresentare tutti i cittadini che, fieri di tale evento, spesano la trasferta senza aprire bocca. In migliaia i Sindaci, Presidenti di Province e Regioni, Vigili Urbani, funzionari vari della P.A. e Ministri della Repubblica si riversano nelle strade di New York con un interesse comune: rendere omaggio a un grande uomo, Cristoforo Colombo, che da un grande errore (la scoperta dell’America al posto delle Indie) diede vita alla più grande nazione democratica del mondo, per cui è d’obbligo una visitina alla sua statua al Columbus Circle di New York.L’impresa privata ci insegna che ogni spesa debba avere un ritorno che poi, nel tempo, si tramuta in crescita e sviluppo. Certo, misurare il ritorno nella P.A. è un’impresa ardua, possiamo soltanto valutare il contrario dell’efficienza, analizzando le carenze nei servizi pubblici.
Mi chiedo quale sia la molla che fa scattare negli amministratori e funzionari pubblici quel senso di italianità che li spinge (una volta all’anno) a destinare somme di denaro pubblico per una causa che certamente non li riguarda come il “Columbus Day”, festa tutta americana anche se fortemente voluta da emigrati e poi istituita da F.D.Roosevelt come festa nazionale U.S.A. magari per ingraziarsi i milioni di elettori di origine italiana.
Può essere un valore per gli emigrati USA che riconoscono in questa festa un motivo per convalidare la loro gratitudine ad una Società che li ha accolti facendo degli USA, insieme a questi, una grande nazione. Ma perché devono imbarcarsi delegazioni italiane per sfilare un giorno a New York? Qual è lo spirito secondo il quale esalterebbe la comunione di questa grande festa italiana negli USA? E soprattutto quanto costa questo al paese Italia?
Sono curioso di sapere come la pensano i newyorkesi su questa festa.
Da “Il Corriere.it”: da simbolo del diritto alla cittadinanza di ogni immigrato sul suolo americano (“Colombo” ndr), è diventato per molti l’ uomo che aprì la strada alla colonizzazione, allo schiavismo e al quasi totale sterminio dei native americans, il popolo delle praterie spazzato via dalla terra dei padri. E’ proprio la campagna dei discendenti degli Indiani d’ America ad aver portato alla cancellazione dell’ annuale parata a Filadelfia. Mentre è ormai da 11 anni che Columbus, in Ohio, ha interrotto la tradizione per lo stesso motivo: «Era l’ evento dell’ anno, ora ne parlano come se fosse una manifestazione del Ku Klux Klan», ricorda Joseph Contino, pilota della National Guard, che cerca da sempre di rianimarla. Alla Brown University, prestigiosa istituzione della Ivy League, una campagna degli studenti native-americans, contraria a celebrare un «esploratore che mise in catene il popolo che aveva scoperto», ha convinto il rettore a ribattezzare il giorno festivo col più neutrale «Fall Weekend», fine-settimana d’ autunno. «Stiamo andando di Stato in Stato, per chiedere ai governi di abolire questa festività.
La Nina, la Pinta e la Santa Maria, insomma, non sono viste di buon grado dal popolo americano.
Clyde Haberman, in un suo articolo pubblicato sul The New York Times il 12 ottobre 2009, scrive che il Columbus Day è semplicemente una occasione per i politici, tipo Bloomberg e Thompson, per farsi notare dalle migliaia di persone che stazionano sui marciapiedi e paragona questi ai fastidiosi zii a un matrimonio: bisogna invitarli, piaccia o no. Specialmente al Columbus Day, dal momento che la manifestazione si svolge in prossimità delle elezioni. Sempre il The New York Times scrive che il 12 ottobre scorso alla sfilata vi erano più partecipanti che spettatori e questa astensione, in una città con più di 8.000.000 di abitanti (uno dei 10 comuni più popolati del mondo), la dice un po’ lunga sull’indifferenza degli americani.
E’ veramente così importante per quelli che restano, tanto che si delega altri a sfilare per loro?
Magari si dirà: “per rinsaldare i legami con gli emigrati e mantenerne sempre vivi i rapporti”. Forse si riferiscono ai già saldi legami di parentela che certamente non hanno bisogno di altri legacci? Non sarà magari una scusa, quella del Columbus Day, per visitare New York? I politici cambiano, si sa, pertanto all’amministratore di turno spetta il viaggetto a New York dal momento che il suo predecessore lo ha già fatto, il viaggetto. Alla faccia della recessione economica e della parsimonia con cui si pretenderebbe che vengano gestite le sempre più esigue risorse finanziarie pubbliche. Salvo poi lamentarsi che le strutture non possono realizzarsi per carenza di fondi. Sì perché un piagnisteo comune dei politici è proprio questo: lamentarsi per carenza di fondi. Bè, la trasparenza vuole che le amministrazioni debbano giustificare le spese. Perché non cominciano con l’elenco delle destinazioni di pubblica utilità a cui hanno sottratto le, seppur esigue, somme di denaro pubblico e a giustificarne la spesa con un altrettanto ritorno di vantaggio per i cittadini? Credo che avranno molta difficoltà in questo senso. Gli investimenti pubblici, si sa, durano nel tempo e prima o poi un ritorno a vantaggio dei cittadini lo avranno; il Columbus Day, invece? Aspetteremo con ansia i vantaggi di questo quasi centenario evento.
Da un’indagine di Panorama, il bilancio della Regione Siciliana nel 2005, relativamente al capitolo «spese per trasferte e viaggi di aggiornamento inerenti allo svolgimento delle funzioni parlamentari» raggiunge la ragguardevole somma di 2,85 miliardi di euro (cifra che comprende, però, anche i rimborsi spese di trasporto nazionali pari a 10.095,70 euro l’anno per ognuno dei 90 deputati). Con quale coscienza hanno impiegato due miliardi e ottocentocinquantamilioni di euro per trasferte, viaggi ed aggiornamenti quando la Sicilia è sempre stata il fanalino dell’Europa? dove la sanità, la scuola, l’università, le infrastrutture, sono penalizzati a tutti i livelli? Con tutti i denari spesi per aggiornamenti, questi funzionari dovrebbero acquisire lo status di geni e invece il bilancio della Regione Sicilia è allo sfascio. Spesso accade che rigide ed inutili logiche di bilancio impongano un utilizzo mirato di fondi già destinati a progetti datati e di nessun ritorno sociale a scapito di soluzioni idonee a risolvere i problemi. Pertanto lo sperpero è d’obbligo.
Per quanto tempo ancora, dobbiamo sorbirci tali …. (ognuno ci metta la parola che vuole) dai burocrati che dell’amministrazione pubblica se ne infischiano? Magari penseranno che i fondi per i loro sperperi arrivino da chissà dove e non immaginano neanche che la collettività sta pagando i loro errori.









